Una luce per Cassandra. La forza femminile senza tempo

Ispirato al romanzo di Christa Wolf, il monologo diretto da Caterina Gramaglia è un inno alla donna simbolo di resistenza e fierezza

Sul palco avvolto nell’oscurità è assopita Cassandra (Maria Grazia Adamo); intanto uno strano personaggio, forse una creatura fatata (Emmanuel Gallot-Lavallée), introduce colei che è stata sacerdotessa troiana, veggente, amante e infine schiava e concubina.
Sono le prime immagini di Una luce per Cassandra, visto al Teatro Trastevere di Roma. Ispirato a un romanzo di Christa Wolf, lo spettacolo porta in scena un drammatico monologo firmato da Sebastiano De Cillis, per la regia di Caterina Gramaglia, e la passionale recitazione di Maria Grazia Adamo.

Cassandra si risveglia, si scopre prigioniera su una nave diretta in Grecia e comincia a pensare a quella che è stata la sua vita: una realtà fatta di ostacoli, prove, delusioni, amori (mai pienamente vissuti); una realtà segnata dalla maledizione del dio Apollo.
Figlia dei regnanti di Troia Priamo ed Ecuba, Cassandra era la prescelta del dio della luce che le aveva fatto un dono preziosissimo: la capacità di prevedere il futuro. Ma lei ha deciso di non concedersi ad Apollo. E il prezzo da pagare era chiaro: nessuno avrebbe mai creduto alle sue parole.
Una figura mitica e un’esistenza che, privata della felicità, ha camminato senza sosta verso l’emarginazione.

Una luce per Cassandra
“Una luce per Cassandra”. Regia: Caterina Gramaglia. Foto: Luigi Gallo

Biasimata perchè predice solo sciagure (perciò la sua saggezza è scambiata per follia), quando la sua amata Troia è ormai saccheggiata e messa a ferro e fuoco, Enea, con il quale vive un amore clandestino, viene a cercarla per fuggire insieme. Ma Cassandra sa che non può farlo: ha già visto quale futuro il fato ha riservato all’eroe.
È una donna che non si piega alle difficoltà vissute e che non abbassa mai la testa davanti allo sguardo degli uomini; quegli stessi uomini che, incluso il vendicativo Apollo, le hanno provocato tanta sofferenza.

E quella che arriva diretto allo spettatore è una femminilità affascinante che, a distanza di millenni, non cessa di proiettare il suo carisma, la sua personalità fiera, intelligente e tenace. Tratti indispensabili per muoversi in una società dove la donna deve spesso sapersi ritagliare un ruolo, stretta fra le pressioni degli uomini e le convenzioni tradizionali.

Il buon uso del fumo e delle luci, alternati a momenti di piena oscurità, sanno trasmettere al pubblico un’atmosfera non di rado cupa, restituendo la filigrana di un’umanità antica che tanto autentica quanto permeata di una violenza pronta a manifestarsi d’improvviso, in tutta la sua crudezza.
La tensione recitativa di Maria Grazia Adamo rende incredibilmente vivido il racconto; e a Caterina Gramaglia si deve una direzione in grado di evocare un tempo mitologico per renderlo tangibile agli occhi dello spettatore.

Una luce per Cassandra
“Una luce per Cassandra”. Regia: Caterina Gramaglia. Foto: Luigi Gallo

La vediamo maneggiare lanterne per illuminare la sua ricerca; bere acqua dissetante come lo sono i suoi incontri amorosi con Enea; trattare con rabbia e decisione le corde (quelle che trainavano il Cavallo di Troia) che riportano al filo conduttore della storia. Mentre l’accurato sfruttamento di suoni e musiche dal sapore squisitamente arcaico, uniti ad affascinanti ed enigmatici filmati proiettati sullo sfondo, rendono immersivi e coinvolgenti i diversi passaggi di speciale intensità emotiva.

Così diventa particolarmente efficace lo struggersi di Cassandra nelle difficili ma consapevoli scelte: come nella bellissima scena che vede Enea, con la spada ancora insanguinata, cercarla disperatamente. Ma lei, rimanendo nascosta nell’oscurità del tempio, compie il più grande atto d’amore: lasciarlo andare verso un destino glorioso.
A spettacolo finito, ci si domanda quanto Cassandra sia ancora attuale e quante come lei, ancora oggi, paghino il prezzo della loro indipendenza lottando contro un mondo che (ancora) non vuole ascoltarle.

UNA LUCE PER CASSANDRA

Regia: Caterina Gramaglia
Drammaturgia: Sebastiano De Cillis

con Maria Grazia Adamo e Emmanuel Gallot-Lavallée