E poi c’è Katherine. Di comicità e misantropia al femminile

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Una commedia intelligente, raffinata e mai volgare scritta da Mindy Kaling, con Emma Thompson convincente veterana e spietata conduttrice televisiva in lotta tra i demoni personali e professionali

Un ritornello di una bella canzone diceva “come si cambia per non morire”.
Si potrebbe sintetizzare così E poi c’è Katherine, in sala da domani, giovedì 12 settembre. Con la leggendaria conduttrice di talk show Katherine Newberry (una Emma Thompson particolarmente convincente) che si trova di fronte a una scelta del genere: cambiare il proprio programma, modificare il suo monolitico personaggio, o artisticamente morire.

La direttrice del network, spietata quanto lei di fronte agli ascolti in picchiata, le intima di lasciare lo spettacolo che conduce da trent’anni nelle mani di comici più giovani, volgari e più vicini ai sempre più gretti gusti del pubblico odierno. Katherine, d’altronde, non brilla certo di cortesia: dietro la sua immagine di conduttrice comica, brillante e dal grande senso dell’umorismo, si nasconde una donna rigida, poco allegra, crudele con i suoi collaboratori e molto sola al comando, preda com’è della sua misantropia. 

“E poi c’è Katherine”. Regia Nisha Ganatra

Criticata, a ragione, per avere poca simpatia per le donne e per le altre etnie, assume in modo sbrigativo una giovane di origini indiane che appare fuori contesto in mezzo a un gruppo composto solo da uomini esperti e tutti bianchi. È così quindi che Molly Patel (Mindy Kaling) si ritrova catapultata nel mondo dei suoi sogni che presto diventa un autentico incubo: colpita duramente e umiliata in ogni occasione, non solo dalla lingua tagliente della donna che ammira da una vita, ma anche dai suoi competitivi colleghi che la vedono come uno strano invasore del loro ambiente elitario. 
Ma c’è una differenza che non tarda a emergere. Laddove  la protagonista di uno dei late night show più seguiti d’America non riesce più a capire i cambiamenti del pubblico, della società e, forse, neanche quelli della sua vita privata, la freschezza delle nuove idee di Molly, con molta fatica, cominciano coraggiosamente a fare breccia.

Il personaggio di Molly Patel non a caso è interpretato da Mindy Kaling, la stessa a firmare questa elegante e arguta sceneggiatura in cui trovano spazio moltissimi elementi autobiografici. Si tratta di una delle autrici più famose e influenti della televisione americana del momento, cresciuta vedendo talk show serali ormai celebri nella cultura popolare degli Stati Uniti come il Saturday Night Live o il David Letterman Show

“E poi c’è Katherine”. Regia Nisha Ganatra

La Kaling ha avuto modo si sperimentare sulla sua pelle le condizioni di lavoro difficili in cui si trova una donna – per di più di colore e di etnia indiana – quando deve affrontare un ambito professionale che è ancora appannaggio prettamente maschile, riuscendo a instillare in questa pellicola tutta la sua intelligenza e la sua spiccata vena comica. Arrivando dal teatro, inoltre, ha già affrontato queste tematiche quando, a ventiquattro anni, si è unita allo staff creativo della serie televisiva The Office (prodotta dalla NBC dal 2005 al 2013) per poi passare al grande successo della serie romantica The Mindy Project nel 2012. 

Grazie alla regia attenta di Nisha Ganatra (anche qui per nulla casuale la scelta di una donna di origini indiane), la sua prima incursione cinematografica è un film ottimo, il risultato di una lunga gavetta che la rende capace di raccontare con sicurezza alcune delle più amare verità che si celano dietro le quinte dei migliori spettacoli. Con due personaggi principali sembrano a tutti gli effetti due facce della stessa medaglia: Molly ricorda l’autrice ai suoi esordi, mentre Katherine incarna alcuni degli aspetti attuali della Kaling, ora indurita sceneggiatrice e scrittrice veterana.
E forse entrambe queste figure dovrebbero cercare di cogliere il meglio della propria controparte: la sicurezza e la consapevolezza di valere come donna in un ambito spietato e sessista da un lato, e, dall’altro, la capacità di agire col cuore senza perdere la scintilla dell’entusiasmo per un lavoro che, nonostante tutto, rimane bellissimo. 

“E poi c’è Katherine”. Regia Nisha Ganatra

Senza dimenticare che anche nel mondo maschile c’è del buono, come ci ricorda il personaggio di Walter Lovell, il marito di Katherine interpretato con delicatezza da John Lithgow: un produttore che anni or sono, famoso, ha lasciato la sua famiglia per una allora giovane e sconosciuta Katherine e che oggi, affetto da Parkinson, vive nella sua ombra, pur restando l’unico punto di riferimento di una star che nella vita ha probabilmente lottato troppo e che oggi è diventata disperatamente asociale.

Tirata d’orecchie per il titolo italiano del film che, scartando l’originale Late Night – riferito alla fascia oraria in cui oltreoceano vanno in onda questi brillanti programmi -, ha deciso invece, basandosi su una debole assonanza, di scimmiottare quello di E poi c’è Cattelan, il quale, oltre a essere a sua volta un’imitazione nostrana dei talk statunitensi, manca del fascino e della forza degli originali.
Questo piccolo dettaglio, ovviamente, nulla toglie a una commedia intelligente, raffinata, mai volgare e anzi molto critica con la comicità pedestre dai facili tormentoni che invade oggi gli schermi. Un film capace di far ridere, e molto, ma anche di commuovere grazie a una sceneggiatura spumeggiante e alla bravura indiscutibile di tutti i suoi interpreti. 

E POI C’È KATHERINE

Sceneggiatura: Mindy Kaling
Regia: Nisha Ganatra

con Emma Thompson, Mindy Kaling, John Lithgow

Produzione: Imperative Entertainment, 3 Arts Entertainment, 30West, FilmNation Entertainment, Kaling International, Stage 6 Films

Distribuito da: Adler Entertainment