Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire. Ben tornato, Gus Van Sant!

La nuova pellicola del regista americano è un manifesto del suo cinema, in equilibrio tra fiction e cronaca. Con Bill Skarsgård memorabile e un incisivo Al Pacino

Torna al cinema Gus Van Sant ed è un ritorno molto gradito. Soprattutto perché, in questo ultimo lavoro, rivediamo un film realizzato alla sua vecchia maniera. 
Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire (in sala dal 19 febbraio) è un vero e proprio manifesto del suo cinema, fondato sull’equilibrio tra fiction e cronaca.
Ed è proprio questa adesione a un cinema “di una volta” che si riflette nelle scelte formali, a partire dall’imitazione della grana e dell’estetica delle pellicole anni Settanta.
Sempre in omaggio ai suoi lavori dei vecchi tempi, la messa in scena alterna l’uso della macchina da presa a mano, per i momenti più concitati, a inquadrature fisse, per i passaggi più riflessivi, con l’aggiunta di zoomate che rimandano apertamente al linguaggio documentaristico.

“Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire”. Regia: Gus Van Sant. Foto: Stefania Rosini/Row K Entertainment

Una contaminazione col genere docu-film che si rafforza ulteriormente grazie all’ampio uso di immagini di repertorio. Scelta, quest’ultima, particolarmente azzeccata se rapportata al tono della storia, ispirata al sequestro del broker bancario Richard O. Hall da parte del piccolo imprenditore Tony Kiritsis (interpretato da Bill Skarsgård), convinto di essere stato truffato dalla Meridian Mortgage Company.
Il titolo deriva dal marchingegno utilizzato da Kiritsis: un fucile a canne mozze puntato alla testa dell’ostaggio e collegato al suo collo tramite un filo d’acciaio, il cosiddetto “dead man’s wire”. Se Tony venisse colpito dalla polizia o se Richard tentasse la fuga, l’arma sparerebbe automaticamente. 

Van Sant colpisce fortemente lo sguardo dello spettatore già dalle prime immagini, e, minuto dopo minuto, un ritmo non calante riassume in modo incalzante le sessantatré ore concitate del sequestro di Richard.
Periodo durante il quale Tony, in attesa di vedere soddisfatte le sue richieste — un risarcimento di cinque milioni di dollari e l’immunità una volta liberato Richard —, si ritrova assediato dalle forze dell’ordine e da una stampa impegnata in una maratona live 24 ore su 24 (dedita a lucrare sulla vicenda, compiacendosi degli alti indici di ascolto).
Un sintomo di invadenza negli spazi altrui che, in forme ancor più aggressive, persiste tuttora.

Il filo del ricatto - Dead Man's Wire
“Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire”. Regia: Gus Van Sant. Foto: Stefania Rosini/Row K Entertainment

Questo impianto formale e narrativo trova il suo senso più compiuto nel modo in cui il resgista orchestra la tensione tra le infinite attese e le manovre della polizia messe in atto per cercare di salvare Richard.
Emerge così un ritrovato e sano modo di fare cinema, in cui la suspense è modulata con maestria sia con il progressivo addentrarsi nella vicenda — di per sé già coinvolgente —, sia con i ritratti di umanità, tutt’altro che banali, che il film propone.
La mentalità paranoica di Tony sfiora il patologico, ma è comunque capace di elaborare una strategia lucida esprimendo, allo stesso tempo, una disarmante ingenuità.
Richard, invece, rimane volutamente ambiguo, senza mai offrire risposte nette: è davvero truffaldino o soltanto un figlio di papà che esegue ordini? Merita il trattamento inflitto da Tony?
A completare il quadro, la breve ma incisiva partecipazione di Al Pacino nel ruolo di M. L. Hall, padre di Richard e presidente della Mortgage, che conferisce al personaggio una ruvida schiettezza: perfetta incarnazione del cinismo capitalistico.

In un contesto così carico di tensione morale e politica, è inevitabile che il peso maggiore ricada sulle interpretazioni. A giovare al film è dunque, sopra ogni cosa, la grande capacità del cast.
Brilla su tutti Bill Skarsgård, vero mattatore, capace di incarnare con intensità la disperazione e la tensione nervosa che attraversano il suo personaggio. Così Tony si fa anche beniamino e simbolo del popolo oppresso dall’avidità del capitalismo bancario.
Accanto alle prove attoriali, va segnalata anche la colonna sonora composta da Danny Elfman, unita a una ricercata e appropriata selezione di hit degli anni Settanta, che contribuiscono a immergere ulteriormente lo spettatore nello spirito dell’epoca.

Il filo del ricatto - Dead Man's Wire
“Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire”. Regia: Gus Van Sant. Foto: Stefania Rosini/Row K Entertainment

Si può dunque ribadire che Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire rappresenta non solo un gran bel ritorno di Gus Van Sant, tanto sul piano stilistico quanto su quello ideologico, ma anche il recupero di un cinema di classe in cui una sapiente gestione della tensione e della suspense facilitano il compito di tenere incollati allo schermo gli spettatori.
Dunque, possiamo serenamente affermare che chi desidera assistere a un’opera decisamente solida, Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire è e resta un’ottima scelta.

IL FILO DEL RICATTO – DEAD MAN’S WIRE
un film di Gus Van Sant
Sceneggiatura: Austin Kolodney

con Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Cary Elwes, Myha’la, Colman Domingo e Al Pacino

Produzione: Elevated Films, Pressman Film, Balcony 9 Productions, Sobini Films, RNA Pictures, Pinstripes
Distribuito da: BiM Distribuzione